Anatomia con Gatto Vitruviano - Disegno Blitzen

Anatomia del gatto e sue caratteristiche

9 min

Guardando i documentari sugli animali, una delle cose che mi stupisce di più è l’incredibile somiglianza, anatomica e di movimenti, fra i nostri amici gatti e gli altri membri della famiglia dei felidi: tigri, leoni, puma, pantere.

Guardando i movimenti silenziosi di una tigre, mi sembra di vedere un gatto troppo cresciuto, come se Levantina avesse bevuto l’acqua magica di certe fiabe che fa crescere smisuratamente chi la beve. Sarebbe bello, tra l’altro, vedere Levantina grossa come una tigre!

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Quali sono dunque le caratteristiche fisiche di un gatto, spesso simili a quelle di altri “micioni” che troviamo in natura. Anatomicamente, cosa fa di un gatto… un gatto? 😊 A questo scopo ho scelto di soffermarmi sulle parti anatomiche che secondo me definiscono meglio la “felinità” del gatto, scegliendo quei tratti fisici che più incuriosiscono o piacciono agli amici umani dei gatti.

1 –  Occhi di gatto

Anatomia degli occhi e orecchie di un gatto - Disegno Blitzen

Occhi da gatta, sguardo felino… sono due espressioni testimoni di come gli occhi dei gatti abbiano da sempre affascinato l’uomo. Ma perché? Ci ho pensato, ma non è facile rispondere.

Secondo me due sono i motivi principali.

Primo: la pupilla. Gli occhi dei gatti sono molto diversi da quelli degli altri mammiferi, umani compresi. Hanno infatti una cornea e una pupilla molto grandi, che gli permettono di catturare molta luce e quindi di avere un’ottima visione notturna. La pupilla si allarga e si restringe verticalmente: è molto stretta quando c’è molta luce, così da proteggere la retina; è larghissima, occupando gran parte dell’occhio, quando c’è poca luce, per captare al massimo i raggi luminosi.

Secondo me, questa è una delle caratteristiche che rende i gatti irresistibili per gli umani. Con la pupilla apertissima sembrano dei bambinoni indifesi e sono molto teneri; con la pupilla stretta e disposta verticalmente assumono quello sguardo freddo e menefreghista che a volte ci fa temere che il nostro gatto ci voglia divorare. Questo sguardo permette anche a un gattino di 3 mesi di spacciarsi per un assassino seriale!

Secondo: le palpebre. I gatti hanno molto meno bisogno di noi di sbattere le palpebre per evitare che gli occhi si secchino, avendo lacrime più efficienti. Il risultato è che ci possono dedicare quegli sguardi fissi che a volte ci mettono quasi in soggezione. In verità, quando il nostro gatto ci fissa e sta fermo, sta esprimendo la fiducia che ha nei nostri confronti.

2 – Le zampe del gatto

Anatomia degli arti e delle zampe di un gatto - Disegno Blitzen

Una ragazza straniera che un tempo mi fu amica trovava che la parola italiana più cucciolosa (sono parole sue) fosse “zampotte”. Non resisteva al suono prodotto da questa parola! In effetti le zampe degli animali sono molto tenere, tutte pelose. Quelle dei gatti lo sono ancora di più.

A me fanno impazzire i cuscinetti digitali, quelli che potrebbero sembrare “ciccia”. I gatti camminano su questi tessuti solidi che gli permettono di proteggere le ossa delle zampe (molto piccole, quindi fragili) attutendo gli impatti. Inoltre, consentono loro di migliorare la frenata, controllando meglio i movimenti rapidi e i balzi.

I cuscinetti sono anche i responsabili del famosissimo “passo felpato” del gatto, cioè l’incredibile silenzio con cui è capace di muoversi. Vi racconto un piccolo aneddoto personale. Entrando un giorno a casa, inizio subito a preoccuparmi perché non trovo più Irish Cat. Penso che fosse – di nuovo – caduto dalla finestra. Cerco per 10 minuti e poi faccio per uscire di casa per cercarlo. Beh, era fuori dalla porta che mi aspettava. Entrando non mi ero accorto – c’era poca luce – che mi era sgattaiolato (nomen omen) fra le gambe, silenziosissimo… grazie a quei simpaticissimi cuscinetti tutti rosa che ha e chi mi diverto spesso a massaggiare!

Ma le zampotte dei gatti si possono anche trasformare in armi da guerra. Dotate di forti artigli retraibili, risultano letali per le piccole prede e molto dolorosi quando il nostro gatto si arrabbia o gioca con noi con troppa foga.

Gli artigli, tuttavia, non hanno solo una funzione “militare” e predatoria, ma sono fondamentali anche per la locomozione del gatto. Sono infatti usati dai gatti per compiere quelle missioni impossibili a cui assistiamo ogni giorno: come avrà fatto a finire lassù? Spesso a suon di artigliate! Purtroppo a volte ci chiediamo: come avrà fatto a ridurre così la spugna o la sciarpa nuova? La risposta è sempre la stessa: a suon di artigliate 😊

Le zampotte: croce e delizia (per noi) del nostro amico felino!

3 – I baffi o vibrisse del gatto

Anatomia del naso di un gatto - Disegno Blitzen

Qual è un importante elemento anatomico che ci fa pensare ai gatti? Di certo i BAFFI!

Sono il simbolo della supposta furbizia dei mici – anche se il mio Irish Cat mi fa spesso dubitare di questa fama: è un babbione. I baffi sono a livello estetico un elemento che rende il muso dei gatti, come dire… furbetto e simpatico!

Se volessimo essere brutali, potremmo dire che i baffi dei gatti non sono altro che peli del naso troppo cresciuti. Anatomicamente corrispondono infatti ai nostri peli del naso, ma le 12 vibrisse – questo il nome scientifico – hanno nei gatti funzioni ben più importanti.

I baffi servono essenzialmente per aumentare le informazioni tattili e per misurare lo spazio. Sono per esempio utili al gatto per valutare se l’apertura di una porta è sufficiente al passaggio – dimenticandosi a volte di tenere conto anche del sederone abbondante che lo accompagna 😊

Le vibrisse sono collegate a muscoli che permettono di muoverle avanti e indietro e che quindi possono “spingere” i baffi verso l’oggetto da analizzare, permettendo al gatto di stimarne le dimensioni. Ricorda, infatti, che i gatti da vicino non vedono quasi niente: queste informazioni tattili aggiuntive gli sono molto utili.

4 – Il naso del gatto: più sviluppato del naso del cane

Se la vista è certamente il senso più celebrato del gatto, non è però il suo senso più sviluppato! Il gatto ha infatti un olfatto che, secondo alcuni, supererebbe persino quello del cane. Il naso dei gatti, o almeno la parte esterna (il rinario) è una macchina da guerra: può infatti assorbire più un trauma, come quando il mio geniale gatto maschio si getta col naso contro il vetro per catturare una mosca che è… fuori dalla finestra. Non una volta, di continuo; ogni scarrafone è bello a mamma sua!

A proposito, ricorda: è importante che il rinario sia sempre un po’ umido. È necessario, ed è un segno di buona salute. Un gatto malato avrà al contrario spesso un naso secco o addirittura screpolato. Però attenzione: mi capita a volte di preoccuparmi perché trovo uno dei miei gatti con il naso secco, per poi accorgermi che era accanto al calorifero! Quindi, preoccupati solo se la secchezza si prolunga nel tempo.

Per i gatti l’olfatto è, a differenza nostra, il senso primario. Non solo, infatti, gli serve per riconoscere i segnali rilasciati da altri gatti o i feromoni delle femmine in calore, ma l’olfatto è essenziale per ogni forma di contatto del gatto col mondo.

Potremmo dire che il gatto ottiene quasi ogni forma di conoscenza del mondo che lo circonda mettendoci il naso. Abbiamo tutti notato come i gatti amino infilare il naso dappertutto: loro conoscono il mondo così, perché ricevono la maggior parte delle informazioni ambientali tramite l’olfatto. È questo loro super-senso che gli permette di “prevedere” il tuo arrivo quando sei sulle scale, per esempio.

L’olfatto è fondamentale anche per la nutrizione. Potendo riconoscere pochi sapori – circa 700 contro i nostri 9000 – il gatto si basa sul naso per apprezzare o meno un cibo. Questo spiega perché le crocchette abbiano un odore forte ma non sappiano assolutamente di niente (sì, le ho assaggiate). E questo spiega anche perché il gatto quando ha una rinite o problemi al naso, tenda all’inappetenza. Se prepari i cibi in casa alla tua bestia, cerca di farli sempre ben odorosi dunque, più che saporiti 😊.

5 – La coda del gatto

La coda dei gatti è uno degli aspetti più espressivi, belli e caratterizzanti dell’anatomia di un gatto. Poiché ne siamo privi, possiamo avere difficoltà a comprendere il senso e i messaggi della coda, ma se vuoi capire davvero il tuo gatto, devi capire la sua coda.

A cosa serve la coda? A seconda della specie animale, la coda assume forme e funzioni differenti: timone (tartarughe marine), frustino (cavalli), richiamo (pavone), arto supplementare (scimmie) e via dicendo. Nei felini, la coda serve per conferire equilibrio nei salti e nella corsa.

Se il tuo gatto non avesse la coda, in sostanza, farebbe molta più fatica ad eseguire i suoi balzi perfetti, a marciare su un’alta cancellata e ad assestarsi durante una caduta.

La coda, però, è anche espressiva. Per capire le emozioni di un uomo, puoi tranquillamente concentrarti sul suo viso, perché è lì che si concentra tutto quanto. Un gatto, invece, non ha molta espressività facciale e per capire le sue emozioni o la sua comunicazione dovrai concentrarti su tutto il corpo, con un’attenzione particolare proprio alla coda.

Una coda che oscilla da destra e sinistra indica aggressività (Kileey-Worthington, 1976) mentre la classica coda fra le gambe indica sottomissione e disagio.

Il segnale più bello e più tipico che possa regalarci un gatto è la coda dritta. Come segnalano molti ricercatori, si tratta di un segno di affetto e apertura. Il tuo gattone ti sta dicendo che ti vuole bene o che si fida. In sostanza, la coda dritta del gatto è l’equivalente del nostro sorriso.

Vale la stessa cosa per gli altri felini? No. La coda dritta è un comportamento esclusivo del gatto domestico: deriva puramente dalla convivenza con l’uomo. Leoni, tigri, puma e compagnia, insomma, non tengono mai la coda alzata per dirti che ti vogliono bene. Provare per credere.

6 – Le (formidabili) orecchie del gatto

Quando si parla di udito e di olfatto animale, ci viene subito in mente il cane. Poco sopra, ti ho raccontato che in realtà l’olfatto del gatto vince su quello del cane. Per quanto riguarda l’udito… anche in questo caso, vince il gatto.

Giusto per fare un confronto, considera che un cane ha un udito quattro volte più potente di quello umano. Le orecchie del tuo gatto, invece, possono essere addirittura dieci (DIECI!) volte più sensibili delle tue. Ecco perché, per una convivenza sana e felice con il gatto, devi ricordarti di tenere sempre la musica e i rumori sotto controllo.

Il gatto riesce a filtrare i rumori, selezionando quello che è degno di attenzione, dallo zampettìo di un uccellino allo squittio di un topo. Un ambiente troppo rumoroso, però, è causa di stress e di malessere.

Le orecchie, proprio come la coda, sono anche espressive. Le orecchie appiattite sono un chiaro segno di aggressività, mentre le orecchie dritte e rilassate sono tipiche del gatto tranquillo.

7 – Il corpo del gatto: una batuffolosa macchina da guerra

Anatomia del corpo di un gatto con scheletro - Disegno Blitzen

Lo sa bene chi, come me, ama disegnare animali: il gatto è una sinuosa macchina da guerra. La straordinaria bellezza del gatto, infatti, è nell’eleganza del suo insieme.

Il suo corpo, con la spina dorsale robusta e mobile, il muso sfuggente e le zampe scattanti, è dotato di un’incredibile armonia. Affetto a parte, quello che mi fa ammirare il gatto più di ogni altra cosa, è l’insieme delle sue linee, capaci di fondere insieme il massimo della funzionalità e il massimo della bellezza.

A questo aspetto, tipico dei felini, se ne aggiunge un altro: il gatto è tenero. Possiamo ammettere che pochi di noi si metterebbero in salotto a leggere un buon libro accarezzando un puma e io personalmente sarei a disagio a spazzolare un giaguaro.

Il gatto, invece, terribile predatore, è comunque una macchina da guerra batuffolosa, teneramente ammantata nel suo morbidissimo pelo, spietata e affettuosa, misteriosa e bellissima.

 

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ARCHITETTO

Sono un architetto e studio l’ambiente degli animali. Ho abitato fra i boschi della Francia, le sabbie del Medio Oriente, i canali di Venezia e le luci di Parigi, per poi tornare all’ovile.

L’ovile è sulle bellissime colline del lago di Garda, in mezzo a castelli, fiabe e cipressi. Da qui racconto storie e faccio disegni su gatti, cani, misteri, leggende, ricci e pipistrelli.

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